Archivi categoria: Fisico, mente e alimenti

Relativamente all’€™aspetto mentale, sono da considerare tutte la attività non collegate direttamente a quella lavorativa (es. leggere un libro tecnico collegato alla propria professione non rientra nella ginnastica mentale; risolvere un cruciverba o leggere un romanzo sì).

La mente che vaga

Vi è mai capitato, a scuola o durante una riunione, di guardare con occhi sognanti fuori dalla finestra? Se gli altri se ne fossero accorti, avreste comunque potuto replicare che non c’era nulla di strano nel vostro comportamento, poiché la scienza insegna che la nostra mente divaga per circa metà del tempo. È un problema? Michael Corballis sostiene di no. Gli studi più recenti indicano che il vagare con la mente rappresenta una fonte da cui traggono alimento sia la nostra facoltà immaginativa e creativa sia la nostra capacità di condividere pensieri ed emozioni con gli altri. Viaggiamo con la mente nel tempo e nello spazio, vaghiamo senza meta nei sogni ed elaboriamo piani, tutto questo grazie alla nostra capacità di divagare, una capacità che ci rende unici, sia come specie sia come individui.

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Il potere delle abitudini

La maggior parte delle scelte che compiamo ogni giorno non sono frutto di riflessioni consapevoli bensì di abitudini. E benché, singolarmente, non abbiano grande significato, nel loro complesso le abitudini influenzano enormemente la nostra salute, il nostro lavoro, la nostra situazione economica e la nostra felicità. Da secoli gli uomini studiano le abitudini, ma è solo negli ultimi anni che la neurologia, la psicologia, la sociologia e gli esperti di marketing hanno realmente iniziato a capire in che modo funzionano. Questo libro indaga la formazione delle abitudini sia a livello individuale sia collettivo, nelle aziende e nelle istituzioni. La buona notizia è che le abitudini non sono un destino: si possono ignorare, cambiare, sostituire o…mantenere.

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Blue mind

C’è qualcosa nell’acqua che da sempre ci attrae e ci affascina. Istintivamente sappiamo che stare vicino all’acqua ci rende più vitali e più sereni, riduce lo stress e ci dona un senso di pace. Ma perché? E la risposta a questa domanda che cosa potrebbe dirci su come dovremmo vivere la nostra vita? Dopo esserci posti questi interrogativi per secoli, siamo finalmente in grado di dare delle risposte, e queste risposte possono cambiarci vita. Come Wallace J. Nichols rivela in questo libro, oggi ci troviamo su fronte di una vera e propria ondata di neuroscienze, biologia evolutiva e ricerca medica che illuminano i processi fisiologici e cerebrali che si innescano quando entriamo in connessione con l’acqua. Tra noi e l’acqua c’è un legame quasi magico, forse indescrivibile , che però è al contempo reale e benefico. In Blue Mind Wallace J. Nichols chiama questa connessione tra l’essere umano e l’Acqua: la Mente Blu. L’autore la definisce uno stato leggermente meditativo, caratterizzato da calma, serenità, armonia e da un senso di generale felicità e soddisfazione nei confronti della vita.

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Il bello di uscire dagli schemi

La struttura a spirale che caratterizza il circolo vizioso fa sì che le nostre premesse errate si automantengano ricorsivamente. Per orgoglio, o per paura, non è facile riuscire a guardare fuori e rompere gli schemi. Non immaginiamo che la vita reale abbia in serbo per noi una storia più bella. Il nostro piccolo delirio privato è una proiezione distorta ma molto credibile, che ci impedisce di contattare il vero sé. Ed è un peccato. Perché questa parte più profonda e luminosa di noi ha la forza e i mezzi per farci deviare da percorsi costruiti dall’abitudine, dai pregiudizi o dalle aspettative altrui. Se solo imparassimo a riconoscerla, ne scopriremmo l’inaspettata potenzialità di farci vivere davvero felici e presenti, seguendo la meravigliosa spirale evolutiva del circolo virtuoso. Ognuno di noi si racconta una storia tutta sua, spesso senza lieto fine: la vittima della sfortuna, il guerriero sempre sconfitto, la donna invisibile. Sembra un destino senza alternative, che la nostra vita non fa che confermare ogni giorno. Infatti, viviamo intrappolati in una trama fatta di convinzioni basate su presupposti falsi, di prigioni più mentali che reali, di abitudini acquisite in modo irriflesso.

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L’arte di ricordare tutto

Quaranta giorni. È il tempo che ciascuno di noi spreca in media ogni anno per rimediare a ciò che dimentica: per andare a recuperare il cellulare lasciato chissà dove, per cercare le chiavi di casa o per rintracciare informazioni importanti. Joshua Foer rientrava a pieno titolo in questa media, ma dopo un anno di allenamento si è ritrovato alla finale del Campionato statunitense della memoria. Dunque la memoria si può davvero migliorare, chiunque può riuscire a imparare 1528 numeri a caso in un’ora e ricordarseli tutti, come il pluricampione del mondo Ben Pridmore. Ripercorrendo la storia della mnemotecnica dall’antica Grecia ai giorni nostri e illustrando metodi concreti grazie ai quali possiamo tenere a mente le informazioni che ci interessano, Joshua Foer ci dimostra che “in ognuno di noi si nasconde un piccolo Rain Man”. Che la memoria è un dono che tutti possediamo ma di cui spessissimo ignoriamo le potenzialità. “Che cosa ha significato per l’individuo e per la società” si chiede Foer “il passaggio da una cultura fondata sulla memoria interna a una cultura basata sulle memorie immagazzinate al di fuori del cervello? Tutto questo per noi è stato senz’altro un guadagno, ma con che cosa l’abbiamo barattato? Come affrontiamo il fatto di aver perso la memoria.

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La teoria del tutto

Nel 1963 Stephen è un brillante studente di cosmologia presso l’università di Cambridge in Inghilterra. È determinato a trovare una “semplice ed efficace spiegazione” dell’universo e fa dei passi da gigante. Il suo mondo cambia quando si innamora perdutamente della collega Jane Wilde, studentessa di lettere a Cambridge. Stephen, al tempo un ragazzo sano e attivo, a soli 21 anni riceve una diagnosi sconvolgente: una malattia del motoneurone colpirà i suoi arti, lasciandolo con limitate capacità motorie e linguistiche, e una prospettiva di vita di soli due anni. L’amore, la tenacia e l’infinito sostegno di Jane non vacillano – e la coppia si sposa. Jane combatte instancabilmente al suo fianco e Stephen non si arrende alla diagnosi. Lo incoraggia a finire il dottorato di ricerca con la sua teoria iniziale sulla creazione dell’universo. La coppia mette su una famiglia, e grazie alla sua acclamata teoria, Stephen intraprende il suo più ambizioso lavoro scientifico, studiando esattamente ciò che a lui nella vita manca – il tempo. Mentre il suo corpo incontra sempre più limiti, la sua mente continua ad esplorare i limiti della fisica teorica. Insieme, Stephen e Jane sfidano gli ostacoli più imponenti, esplorando nuovi territori nel campo della medicina e della scienza, raggiungendo più di quanto avrebbero mai potuto immaginare – fino al 21° secolo.

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Stay. Nel labirinto della mente

Sam Foster è psichiatra in una prestigiosa università americana. Quando un suo giovane paziente, Henry Letham, gli confida il suo desiderio di suicidarsi entro tre giorni, Sam lo sottopone a una terapia durante la quale il ragazzo comincia a fare orribili premonizioni. Le profezie ben presto si avverano e per il dottore inizia una disperata corsa contro il tempo per salvare il ragazzo, se stesso e le persone a lui più care…

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Unicamente umano

Che cosa rende unico l’essere umano differenziandolo da ogni altro animale? Il linguaggio? La capacità di fabbricare utensili? Le credenze religiose? È dal tempo di Darwin che si cerca di dare una risposta a questo interrogativo. Il libro suggerisce una nuova, affascinante soluzione all’enigma: la chiave della nostra unicità sta nella propensione tutta umana alla cooperazione sociale. Non diversamente dalle scimmie antropomorfe, come oranghi e scimpanzé, anche i nostri antenati erano esseri sociali capaci di risolvere problemi grazie al pensiero. Ma erano in competizione fra loro e miravano soltanto ai propri scopi individuali. Quando i cambiamenti ambientali li costrinsero a condizioni di vita più cooperative, dovettero imparare a coordinare menti e azioni per perseguire obiettivi condivisi, e a comunicare i propri pensieri ai partner della collaborazione. In definitiva l’esigenza di lavorare insieme è ciò che rende possibile il linguaggio, le forme di pensiero complesse, la cultura.

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E’ facile usare il 100% del tuo cervello…

Ognuno di noi vorrebbe guadagnare di più, lavorare di meno, avere successo e rendere al 100% delle proprie possibilità. Eppure la realtà dei fatti è ben diversa, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo. Questo libro illustra un metodo in dieci tappe per riuscire a prendere il meglio di sé e a trasformarlo in una formula vincente nel mondo del lavoro. Perché i risultati sono a portata di tutti, basta solo sapere come valorizzare al massimo le qualità individuali senza sforzi sovraumani e senza diventare schiavi del lavoro. Il segreto, paradossalmente, è focalizzarsi su obiettivi molto ambiziosi, anziché farsi bloccare dai problemi spiccioli che si incontrano nella quotidianità.

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Piccola guida per persone intelligenti…

Esistono due tipi di intelligenza: una più intuitiva e globale, l’altra più analitica e sequenziale. Roger W. Sperry (Nobel per la medicina nel 1981) ha localizzato nei due emisferi cerebrali l’origine dei due diversi tipi di funzionamento mentale, che in genere coesistono nella stessa persona, ma con prevalenza dell’uno sull’altro. Emisfero sinistro: verbale, analitico, razionale, tendente a passare dall’astratto al concreto… Emisfero destro: non verbale, distico, sintetico, visivo-spaziale, intuitivo, creativo, tendente alla visione d’insieme e al passaggio dal concreto all’astratto… Grazie a impulsi nervosi più veloci, chi usa questo emisfero riesce a cogliere ed elaborare più stimoli contemporaneamente e a creare idee e soluzioni innovative. Per quanto scienza, cultura e sistema educativo privilegino la struttura di pensiero analitico-razionale (che si ritrova nella maggioranza), la società da sempre riconosce e valorizza il talento degli intuitivi, che vengono solitamente definiti “creativi” (e costituiscono un’importante minoranza del 30%).

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