Archivi categoria: Informazioni e tecnologia

Interstellar

In un futuro imprecisato, un drastico cambiamento climatico ha colpito duramente l’agricoltura. Un gruppo di scienziati, sfruttando un “whormhole” per superare le limitazioni fisiche del viaggio spaziale e coprire le immense distanze del viaggio interstellare, cercano di esplorare nuove dimensioni. Il granturco è l’unica coltivazione ancora in grado di crescere e loro sono intenzionati a trovare nuovi luoghi adatti a coltivarlo per il bene dell’umanità.

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Small data

Come uno Sherlock Holmes dei giorni nostri, Martin Lindstrom sfrutta il potere degli “small data” per andare alla ricerca delle prossime grandi innovazioni. Reclutato dai brand più famosi del mondo per indagare sulla loro clientela, Martin Lindstrom passa trecento serate l’anno in casa di estranei, osservando attentamente ogni dettaglio per scoprire cosa vogliono davvero i consumatori e qual è il segreto per creare un brand o un prodotto di successo. In questo volume Lindstrom accompagna il lettore in un viaggio intorno al mondo che affascinerà i marketer più intraprendenti e chiunque voglia saperne di più sull’infinita varietà del comportamento umano.

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News. Istruzioni per l’uso

Ogni giorno siamo travolti dal fiume inarrestabile delle notizie, che prorompe nelle forme più disparate da una sempre più ampia varietà di mezzi d’informazione. Eppure le notizie ci scorrono addosso: per un istante o per qualche giorno ci turbano, ci stupiscono o ci rallegrano, ma presto vengono sostituite da altre all’apparenza più urgenti, senza riuscire davvero a fare presa. Alain de Botton parte da questa constatazione per interrogarsi sulle strategie che i media dovrebbero adottare per evitare che le notizie siano solo una distrazione o un indistinto rumore di fondo, ma contribuiscano a renderci più consapevoli di noi stessi e delle realtà che ci circondano. Immagina un’informazione politica che si ponga l’obiettivo di forgiare una società più civile; una cronaca estera che riscopra il gusto di raccontare l’esotico e non sia solo al servizio di diplomatici, investitori e appassionati di geopolitica; sezioni economiche che ci prospettino un capitalismo più umano; servizi su catastrofi e tragedie che ci rendano consapevoli dei nostri limiti; pagine culturali che valorizzino il potere terapeutico dell’arte; interviste ai personaggi famosi che stimolino in modo positivo l’ammirazione e l’invidia; rubriche per consumatori che assecondino i bisogni più profondi dei lettori. Insomma, un giornalismo che riscopra la sua missione originaria: aiutarci a selezionare le informazioni necessarie per vivere la nostra esistenza in modo pieno e significativo.

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Sopravvissuto

L’equipaggio della missione Ares 3 sul suolo di Marte si trova nel mezzo di una tempesta che non lascia scampo. Il botanico Watney viene colpito da un detrito: credendolo morto, il comandante Lewis ordina alla squadra di abortire la missione e tornare sulla Terra. Ma Watney è vivo e, mentre cercherà di prolungare il più possibile la sua sopravvivenza sul Pianeta Rosso, la Nasa ricorrerà a ogni stratagemma per provare a riportarlo a casa.

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Contagioso

Perché una cosa ha successo? Se hai risposto “grazie alla pubblicità”, ripensaci. Le persone non danno retta agli spot; preferiscono ascoltare il parere degli amici. Ma perché la gente parla di certi prodotti più che di altri, o perché solo alcuni contenuti online diventano virali? Jonah Berger, docente di marketing alla Wharton School, ha dedicato anni a cercare la risposta a queste domande. Questo libro, che combina studi innovativi e storie coinvolgenti, svela i meccanismi segreti del passaparola e della trasmissione sociale e mostra i sei punti di forza che deve avere una campagna per rendere contagiosi prodotti e idee. Racconta perché le pubblicità contro l’uso della droga in realtà possono averne aumentato il consumo, come certi videogiochi creano dipendenza (e altri no) e perché più di duecento milioni di consumatori hanno condiviso il video di uno dei prodotti apparentemente più comuni e noiosi: un frullatore. Utile al manager di una grande azienda, al proprietario di una piccola impresa, al politico candidato alle elezioni e a chiunque voglia diffondere un’idea o un nuovo prodotto.

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Così è se vi sembra

C’è chi è convinto di non sbagliarsi mai, chi invece si sbaglia sempre. Chi non è disposto a cambiare idea e chi invece la cambia molto spesso. E questo vale non soltanto per le “prime impressioni” che si ricevono, ma anche per quelle che si danno. Che a volte noi sappiamo non essere giuste, eppure gli altri sono convinti di sì. Come nasce la prima impressione, e in che modo condiziona le nostre relazioni? E, soprattutto, possiamo cambiarla? Il celebre designer Chip Kidd ci racconta la sua giornata mentre riceve prime impressioni di ogni genere, analizzandone il buono, il cattivo e l’assurdo come solo un occhio critico ben allenato può fare. Che ce ne rendiamo conto o meno, hanno un impatto profondo su come percepiamo il mondo. Da bambini ci sentiamo ripetere in continuazione: “Non si giudica dalle apparenze”. Eppure lo facciamo, perché il nostro cervello è programmato per reagire all’istante a qualsiasi stimolo visivo. Perché allora non imparare a farlo meglio? Metterci almeno un po’ di intelligenza? Di empatia? Di compassione?

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Sei cappelli per pensare

Quante volte abbiamo partecipato a lunghe riunioni inconcludenti, o ci siamo chiesti come rendere più produttivo il nostro pensiero e quello delle persone con cui ci confrontiamo? Spesso a ostacolarci è la confusione: come un giocoliere che usa troppe palle, in noi si sovrappongono creatività, logica, aspettative ed emozioni che non sappiamo gestire. Il sistema inventato da Edward de Bono, e già abbracciato da diverse aziende, consente di scomporre il nostro modo di pensare, affrontando un aspetto alla volta. Si tratta di interpretare ruoli fissi (i cappelli) che incarnano diversi punti di vista, anche quello più lontano dalla nostra indole; questo ci libera dagli schemi creati dalla posizione o dal carattere, permettendo agli ottimisti di esprimere pensieri negativi o ai razionali di provare a essere creativi. Un metodo pratico, semplice, che consente di ottimizzare tempo e risorse, e magari di divertirsi nel farlo.

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Switch

“Cambiare è difficile”, “La gente odia cambiare”. Ma allora come si spiega l’entusiasmo per prodotti innovativi come l’iPhone, o la scelta spontanea di affrontare grandi passi nella vita, come sposarsi e avere figli? E come mai alcuni cambiamenti profondi sono accolti con gioia mentre altri, molto minori, incontrano una fiera resistenza? Chip e Dan Heath spiegano in questo libro che decidere di cambiare radicalmente è un po’ come trovarsi a “pilotare” con razionalità un pachiderma sull’orlo di una crisi di nervi. In pratica, dentro di noi un Elefante (il nostro lato emotivo, amante della routine) e la sua Guida (quello razionale) lottano per prendere il sopravvento e la loro tensione rischia di condannare ogni sforzo di cambiamento. Ma si può superare la “paralisi”, e dar luogo in breve tempo alle trasformazioni più sensazionali, individuando le soluzioni che funzionano nel concreto.

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L’asso nella manica

Il leader aziendale è un po’ come un prestigiatore entrambi devono vincere le difese del pubblico, rendere le persone aperte alle novità e lasciare un’impressione di lunga durata e la magia è un modo efficace per rendere possibile l’impossibile anche nel business. Lo sostiene questo libro che sfida le nostre abitudini e spiega come cambiare gli schemi mentali precostituiti per un nuovo approccio alla creatività e alla leadership. Andy Cohen, nei panni di un consulente-mago (nome d’arte “Merlino”), impartisce al protagonista del racconto, manager di un’azienda in crisi, cinque “lezioni di magia” con relativi giochi di prestigio – per dimostrargli che la realtà spesso non è come sembra e che per scoprire il trucco occorre “seguire l’altra mano”, la soluzione meno ovvia.

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The imitation game

Manchester, primi anni ’50. Alan Turing, brillante matematico ed esperto di crittografia, viene interrogato dall’agente di polizia che lo ha arrestato per atti osceni. Turing inizia a raccontare la sua storia partendo dall’episodio di maggiore rilevanza pubblica: il periodo, durante la Seconda Guerra Mondiale, in cui fu affidato a lui e ad un piccolo gruppo di cervelloni, fra cui un campione di scacchi e un’esperta di enigmistica, il compito di decrittare il codice Enigma, ideato dai Nazisti per comunicare le loro operazioni militari in forma segreta. È il primo di una serie di flashback che scandaglieranno la vita dello scienziato morto suicida a 41 anni e considerato oggi uno dei padri dell’informatica in quanto ideatore di una macchina progenitrice del computer.

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