Archivi categoria: Fisico, mente e alimenti

Relativamente all’€™aspetto mentale, sono da considerare tutte la attività non collegate direttamente a quella lavorativa (es. leggere un libro tecnico collegato alla propria professione non rientra nella ginnastica mentale; risolvere un cruciverba o leggere un romanzo sì).

L’arte di ricordare tutto

Quaranta giorni. È il tempo che ciascuno di noi spreca in media ogni anno per rimediare a ciò che dimentica: per andare a recuperare il cellulare lasciato chissà dove, per cercare le chiavi di casa o per rintracciare informazioni importanti. Joshua Foer rientrava a pieno titolo in questa media, ma dopo un anno di allenamento si è ritrovato alla finale del Campionato statunitense della memoria. Dunque la memoria si può davvero migliorare, chiunque può riuscire a imparare 1528 numeri a caso in un’ora e ricordarseli tutti, come il pluricampione del mondo Ben Pridmore. Ripercorrendo la storia della mnemotecnica dall’antica Grecia ai giorni nostri e illustrando metodi concreti grazie ai quali possiamo tenere a mente le informazioni che ci interessano, Joshua Foer ci dimostra che “in ognuno di noi si nasconde un piccolo Rain Man”. Che la memoria è un dono che tutti possediamo ma di cui spessissimo ignoriamo le potenzialità. “Che cosa ha significato per l’individuo e per la società” si chiede Foer “il passaggio da una cultura fondata sulla memoria interna a una cultura basata sulle memorie immagazzinate al di fuori del cervello? Tutto questo per noi è stato senz’altro un guadagno, ma con che cosa l’abbiamo barattato? Come affrontiamo il fatto di aver perso la memoria.

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La teoria del tutto

Nel 1963 Stephen è un brillante studente di cosmologia presso l’università di Cambridge in Inghilterra. È determinato a trovare una “semplice ed efficace spiegazione” dell’universo e fa dei passi da gigante. Il suo mondo cambia quando si innamora perdutamente della collega Jane Wilde, studentessa di lettere a Cambridge. Stephen, al tempo un ragazzo sano e attivo, a soli 21 anni riceve una diagnosi sconvolgente: una malattia del motoneurone colpirà i suoi arti, lasciandolo con limitate capacità motorie e linguistiche, e una prospettiva di vita di soli due anni. L’amore, la tenacia e l’infinito sostegno di Jane non vacillano – e la coppia si sposa. Jane combatte instancabilmente al suo fianco e Stephen non si arrende alla diagnosi. Lo incoraggia a finire il dottorato di ricerca con la sua teoria iniziale sulla creazione dell’universo. La coppia mette su una famiglia, e grazie alla sua acclamata teoria, Stephen intraprende il suo più ambizioso lavoro scientifico, studiando esattamente ciò che a lui nella vita manca – il tempo. Mentre il suo corpo incontra sempre più limiti, la sua mente continua ad esplorare i limiti della fisica teorica. Insieme, Stephen e Jane sfidano gli ostacoli più imponenti, esplorando nuovi territori nel campo della medicina e della scienza, raggiungendo più di quanto avrebbero mai potuto immaginare – fino al 21° secolo.

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Stay. Nel labirinto della mente

Sam Foster è psichiatra in una prestigiosa università americana. Quando un suo giovane paziente, Henry Letham, gli confida il suo desiderio di suicidarsi entro tre giorni, Sam lo sottopone a una terapia durante la quale il ragazzo comincia a fare orribili premonizioni. Le profezie ben presto si avverano e per il dottore inizia una disperata corsa contro il tempo per salvare il ragazzo, se stesso e le persone a lui più care…

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Unicamente umano

Che cosa rende unico l’essere umano differenziandolo da ogni altro animale? Il linguaggio? La capacità di fabbricare utensili? Le credenze religiose? È dal tempo di Darwin che si cerca di dare una risposta a questo interrogativo. Il libro suggerisce una nuova, affascinante soluzione all’enigma: la chiave della nostra unicità sta nella propensione tutta umana alla cooperazione sociale. Non diversamente dalle scimmie antropomorfe, come oranghi e scimpanzé, anche i nostri antenati erano esseri sociali capaci di risolvere problemi grazie al pensiero. Ma erano in competizione fra loro e miravano soltanto ai propri scopi individuali. Quando i cambiamenti ambientali li costrinsero a condizioni di vita più cooperative, dovettero imparare a coordinare menti e azioni per perseguire obiettivi condivisi, e a comunicare i propri pensieri ai partner della collaborazione. In definitiva l’esigenza di lavorare insieme è ciò che rende possibile il linguaggio, le forme di pensiero complesse, la cultura.

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E’ facile usare il 100% del tuo cervello…

Ognuno di noi vorrebbe guadagnare di più, lavorare di meno, avere successo e rendere al 100% delle proprie possibilità. Eppure la realtà dei fatti è ben diversa, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo. Questo libro illustra un metodo in dieci tappe per riuscire a prendere il meglio di sé e a trasformarlo in una formula vincente nel mondo del lavoro. Perché i risultati sono a portata di tutti, basta solo sapere come valorizzare al massimo le qualità individuali senza sforzi sovraumani e senza diventare schiavi del lavoro. Il segreto, paradossalmente, è focalizzarsi su obiettivi molto ambiziosi, anziché farsi bloccare dai problemi spiccioli che si incontrano nella quotidianità.

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Piccola guida per persone intelligenti…

Esistono due tipi di intelligenza: una più intuitiva e globale, l’altra più analitica e sequenziale. Roger W. Sperry (Nobel per la medicina nel 1981) ha localizzato nei due emisferi cerebrali l’origine dei due diversi tipi di funzionamento mentale, che in genere coesistono nella stessa persona, ma con prevalenza dell’uno sull’altro. Emisfero sinistro: verbale, analitico, razionale, tendente a passare dall’astratto al concreto… Emisfero destro: non verbale, distico, sintetico, visivo-spaziale, intuitivo, creativo, tendente alla visione d’insieme e al passaggio dal concreto all’astratto… Grazie a impulsi nervosi più veloci, chi usa questo emisfero riesce a cogliere ed elaborare più stimoli contemporaneamente e a creare idee e soluzioni innovative. Per quanto scienza, cultura e sistema educativo privilegino la struttura di pensiero analitico-razionale (che si ritrova nella maggioranza), la società da sempre riconosce e valorizza il talento degli intuitivi, che vengono solitamente definiti “creativi” (e costituiscono un’importante minoranza del 30%).

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Pensieri lenti e veloci

Siamo stati abituati a ritenere che all’uomo, in quanto essere dotato di razionalità, sia sufficiente tenere a freno l’istinto e l’emotività per essere in grado di valutare in modo obiettivo le situazioni che deve affrontare e di scegliere, tra varie alternative, quella per sé più vantaggiosa. Gli studi sul processo decisionale condotti ormai da molti anni dal premio Nobel Daniel Kahneman hanno mostrato quanto illusoria sia questa convinzione e come, in realtà, siamo sempre esposti a condizionamenti – magari da parte del nostro stesso modo di pensare – che possono insidiare la capacità di giudicare e di agire lucidamente. Illustrando gli ultimi risultati della sua ricerca, Kahneman ci guida in un’esplorazione della mente umana e ci spiega come essa sia caratterizzata da due processi di pensiero ben distinti: uno veloce e intuitivo (sistema 1), e uno più lento ma anche più logico e riflessivo (sistema 2). Se il primo presiede all’attività cognitiva automatica e involontaria, il secondo entra in azione quando dobbiamo svolgere compiti che richiedono concentrazione e autocontrollo. Efficiente e produttiva, questa organizzazione del pensiero ci consente di sviluppare raffinate competenze e abilità e di eseguire con relativa facilità operazioni complesse. Ma può anche essere fonte di errori sistematici (bias), quando l’intuizione si lascia suggestionare dagli stereotipi e la riflessione è troppo pigra per correggerla.

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Master-mind

Qual è il segreto della mente più brillante della letteratura di tutti i tempi? Come fa a risolvere la miriade di casi complicati solo grazie all’osservazione e al ragionamento, liquidando poi puntualmente l’ammirato assistente con il suo proverbiale “Elementare, Watson!”? La risposta è in questo saggio della psicologa Maria Konnikova che, da lettrice appassionata delle avventure di Sherlock Holmes, ne studia il processo mentale. Riprendendo una delle metafore più conosciute che il detective usa per illustrare i “poteri magici” della propria mente – il cervello come una soffitta vuota, che va riempita e organizzata – e attingendo alle teorie neuroscientifiche, l’autrice individua in Watson e Holmes i rappresentanti di due sistemi di pensiero contrapposti, di due modi diversi di organizzare la propria “soffitta” e quindi di ragionare. Attraverso un’analisi attenta, Konnikova fa luce sui meccanismi cognitivi umani innati – il sistema Watson – e sulle loro falle, che conducono a scelte e deduzioni erronee; per contro ci introduce al sistema Holmes, aiutandoci a capire come anche noi, con un po’ di esercizio, possiamo aspirare a esso, potenziando così il nostro spirito di osservazione e le capacità decisionali in ogni ambito della vita. Una nuova avventura al fianco di Sherlock Holmes, stavolta alla scoperta del mistero per eccellenza: la mente umana

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La vita emotiva del cervello

Cosa succede nel nostro cervello quando siamo tristi o euforici, arrabbiati o ottimisti, oppure quando abbiamo a che fare con gli altri? Quali sono le strutture cerebrali alla base della vita emotiva? Fino a non molti anni fa la ricerca psicologica e neuroscientifica non era affatto interessata al “cuore”, ma solo alla “testa”, ossia alle funzioni cognitive. Negli anni Settanta alcuni studiosi intrapresero una serie di ricerche pionieristiche che avrebbero portato alla nascita delle cosiddette “neuroscienze affettive”. Oggi Richard Davidson è riuscito a dimostrare l’intuizione che lo aveva folgorato all’inizio degli anni Settanta ad Harvard: ragione e sentimento non sono polarità inconciliabili, e a ciascuna corrispondono zone e funzioni cerebrali specifiche. Su queste basi Davidson ha elaborato la teoria degli stili emozionali, sei dimensioni emotive che descrivono la personalità di ognuno. Poiché le emozioni si fondano su precise basi neurali, è possibile intervenire sui nostri comportamenti, disfunzionali o meno. Le neuroscienze hanno persino individuato nella meditazione uno strumento molto potente per modificare le strutture cerebrali, sfruttandone la neuroplasticità. A garanzia del valore di queste ricerche, l’equipe di “collaboratori” di Davidson annovera niente meno che il Dalai Lama. Il cervello non è una scatola impenetrabile e immutabile come si è pensato per secoli: migliorandone il funzionamento, possiamo vivere meglio con noi stessi e con gli altri.

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The Master

Freddie Quell è un soldato uscito dalla Seconda Guerra Mondiale con il sistema nervoso a pezzi. A poco servono le cure che l’esercito gli offre, se non a rendere esplicita un’ossessione per il sesso. A ciò si aggiunge un forte interesse per l’alcol che si traduce in misture che lui stesso si prepara e che offre agli altri con esiti non sempre positivi. Finché un giorno, in modo del tutto casuale, Freddie incontra Lancaster Dodd. Costui ha inventato un metodo di introspezione che sperimenta sul disturbato Marine, il quale sembra trarne giovamento. Da quel momento ha inizio un sodalizio che li vedrà percorrere insieme un lungo tratto di strada. Anche se il loro viaggio finirà con l’offrire loro esiti assolutamente diversi.

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